I GLADIATORI IN CAMPANIA

“Altera Roma, l’altra Roma”: così Cicerone definiva l’Antica Capua, l’attuale città di Santa Maria Capua Vetere, ricordata per la mitica, eclatante e sanguinosa rivolta dei gladiatori guidati da Spartaco nel 73 a.C. e celebrato nel 1960 nel film Spartacus di Stanley Kubrick.

La figura di Spartaco appare tuttora in innumerevoli film e serie TV, diventando un simbolo della lotta allo schiavismo.

Quest’uomo, nonostante sia nato libero, il suo destino lo ha portato alla schiavitù, diventando uno dei più importanti gladiatori della storia romana. Il suo ruolo era di mirmillone, cioè schiavo robusto ed equipaggiato in modo pesante. Lavorava nel grande Anfiteatro Campano di Capua, il più grande dell’epoca romana, prima della costruzione del Colosseo.



CHI ERANO I GLADIATORI?

I gladiatori di solito erano schiavi, prigionieri di guerra, criminali condannati a morte, persone che non potevano pagare i propri debiti e persino giovani di famiglie decadute o volontari attirati da fama e ricchezza. La povera gente veniva resa schiava anche per reati minimi, quando non potevano pagare la pena pecuniaria, bambini abbandonati perché non riconosciuti dal padre. Chiunque diventasse gladiatore era automaticamente infamis per la legge e cittadino non rispettabile.

Da un punto di vista giuridico, questi uomini erano considerati semplicemente una proprietà.

A essi si davano solo le cure minime e, spesso, erano trattati al pari delle bestie.

Erano costretti ad indossare un collare di ferro, con una piastra di bronzo.

Sopra questa piastra in bronzo era incisa un’iscrizione che invitava chi la leggeva a trattenere lo schiavo fuggiasco e a riportarlo al proprietario con la promessa della ricompensa di una moneta d’oro:

Sono fuggito, se mi riporterai dal mio padrone, riceverai un soldo”.


Un oggetto umiliante ma per l’epoca una cosa molto diffusa.

Inoltre, ogni lottatore era tenuto a prestare un solenne giuramento denominato sacramentum gladiatorum il quale recitava:

“Sopporterò di esser bruciato, legato, morso e ucciso per onorare questo giuramento”


CHI ERA IL MANAGER DEI GLADIATORI?

I gladiatori facevano capo ad un Lanista, imprenditore e proprietario della palestra (ludus) che organizzava gli spettacoli dei gladiatori e traeva profitto anche se il gladiatore moriva durante il combattimento. Molti sono gli elementi che inducono a ritenere che la gladiatura sia nata in Campania. Come abbiamo già accennato, la più antica scuola dei gladiatori era a Capua (attuale Santa Maria Capua Vetere), dove lavorava Gneo Cornelio Lentulo Batiato, uno dei lanisti più prestigiosi del suo tempo.

Possiamo dire, quindi, che il Lanista, non era altro che un impresario dedicante la sua professione ai Ludi Gladiatorii, proprietario di una Schola Gladiatorum e di numerosi gladiatori formanti la sua Familia, i quali venivano acquistati da schiavisti. Gli schiavi acquistati venivano condotti all'interno delle palestre dove si allenavano nella speranza di poter acquistare la libertà.

Il Lanista che gestiva atleti di valore, poteva migliorare la propria posizione sociale.

Questo ci fa capire che non è sempre vero ciò che vediamo nei film, in cui la sorte dei gladiatori rimanda alla loro morte, perchè è facile comprendere come, per tutti gli i soggetti coinvolti nella grande azienda dei Ludi, fosse conveniente lasciare in vita i gladiatori migliori.

Oltre il Lanista, esisteva un medicus che valutava lo stato complessivo di salute dei gladiatori, allo scopo di assegnare loro la classe gladiatoria più idonea, sviluppandone lo sviluppo fisico e la tonicità muscolare con diete e allenamento. Sottoposti ad un pesante allenamento quotidiano i gladiatori venivano introdotti gradualmente all’arte della lotta.

I gladiatori che appartenevano ad una stessa palestra divenivano parte della familia gladiatoria.

Dopo un certo numero di incontri, se era ancora in vita, il gladiatore poteva ricevere il rudis, una spada di legno simile a quella che si utilizzava negli allenamenti.

Da questo momento smetteva di combattere ma, se era uno schiavo, non necessariamente riacquistava la libertà. Spesso restava nel ludus come allenatore, inserviente, o diventava un arbitro.


COSA MANGIAVANO I GLADIATORI?

La dieta dei gladiatori sembra fosse prevalentemente composta di legumi, cipolle, aglio, cereali, frutta, frutta secca, semi di finocchio, carne, latticini, miele, vino, olio, focacce d'orzo speziate con miele e bevevano infusi di frutta fermentata e vino.

La pietanza più famosa ed importante per i gladiatori, era il Garum.

Plinio il Vecchio nel suo testo “Naturalis Historia” descrive il Garum con le testuali parole:

Dagli intestini dei pesci e dalle interiora che si dovrebbe buttare via, dopo averli fatti macerare col sale affinché ci sia quel tipico sangue marcio delle cose che imputridiscono, si ricavava anche un altro tipo di salsa, che si chiamava “garo”.





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